Biblioteca comunale di Valdidentro

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La nostalgia felice - Amelie Nothomb

Come "Metafisica dei tubi", "Stupore e tremori", "Né di Eva né di Adamo" e "Biografia della fame", "La nostalgia felice" si aggrega all'insieme dei suoi intrecci narrativi di natura autobiografica, e in particolare narrando il ritorno ad un tempo e ad un luogo del passato, dopo il terremoto di Fukushima l'11 marzo 2011. L'infanzia, scolpita immutabilmente nel volto invecchiato dell'amata governante Nishio-san, amata quanto una madre; la giovinezza in Rinri, l'amante giapponese dei suoi vent'anni.

"Se ne potrebbe dedurre che quella vera, di sangue, non era una buona madre. E non era vero. Colei che chiamo mamma è una madre eccezionale, so bene che è un privilegio essere sua figlia. Ma il cuore è complesso, e come può accadere che ci si innamora più di una volta, così si può identificare più di una donna come madre ideale. E' garanzia di più emozione, di più sentimento, di più lutto".

Una telecamera la (in)segue ("Filmano i miei primi istanti sul suolo giapponese. Decido che non mi disturba. Che cosa può percepire una telecamera di quello che sta succedendo dentro di me? Io rimango nelle mie grandi profondità, là dove non arriva nessuna luce".), tra il caos umano e i ciliegi di Tokyo, gli antichi templi di Kyoto, e le rovine di Fukushima, devastata dalla natura.

"Ci vuole uno sforzo costante della memoria per ricordarsi che una simile distruzione è opera della natura: in una devastazione così tremenda sembrerebbe di riconoscere lo zampino dell'uomo".

Apertamente condiviso il disappunto nel vedere profanati certi luoghi del suo passato di bambina, e quindi non mutati in meglio, un sentimento - presumo - collettivo e intimo, che rimane costante non solo quando si ritorna dopo tanto tempo nei luoghi della propria infanzia, ma anche quando decidiamo di non lasciarli mai.
"Tutti hanno fatto questa crudele esperienza: scoprire che i luoghi sacri della prima infanzia sono stati profanati, che non sono stati giudicati degni di essere preservati e che è una cosa normale".

Curioso (o forse no) che tutto il suo lavoro autobiografico abbia come luogo sovrano sopra qualunque altro (e di fatto Amélie ha vissuto in molte parti del mondo, come riporta in "Biografia della fame") il Giappone. Un rapporto del quale chi legge può soltanto farsi spettatore e accogliere su di sé, entro di sé, scorrendo sulle parole, sulle memorie, sulle elucubrazioni e su tutta l'interiorità dell'autrice stessa.