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La banalità del male
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Arendt, Hannah <1906-1975>

La banalità del male

Milano : Feltrinelli, stampa 2015

Abstract: Otto Adolf Eichmann, figlio di Karl Adolf e di Maria Schefferling, catturato in un sobborgo di Buenos Aires la sera dell'11 maggio 1960, trasportato in Israele nove giorni dopo e tradotto dinanzi al Tribunale distrettuale di Gerusalemme l'11 aprile 1961, doveva rispondere di 15 imputazioni. Aveva commesso, in concorso con altri, crimini contro il popolo ebraico e numerosi crimini di guerra sotto il regime nazista. L'autrice assiste al dibattimento in aula e negli articoli scritti per il "New Yorker", sviscera i problemi morali, politici e giuridici che stanno dietro il caso Eichmann. Il Male che Eichmann incarna appare nella Arendt "banale", e perciò tanto più terribile, perché i suoi servitori sono grigi burocrati.

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LINO BATTAGLIA
58 posts

"il presente libro non è dunque la storia del più grande disastro che si sia mai abbattuto sul popolo ebraico nella diaspora, né un saggio sulle dittature, né una storia del popolo tedesco al tempo del terzo Reich, e tantomeno un trattato teorico sulla natura del male"
l'autrice ha rispettato totalmente quello che ha dichiarato narrando le luci e le ombre di un importante processo ad un ingranaggio del regime nazista rivelando anche alcune informazioni sulla situazione in quel periodo che spesso per pigrizia ignoriamo.

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